Colori per aerografo: quando diluire e come.
- Mario Romani

- 4 gen
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Aggiornamento: 4 gen
Dopo aver capito come funziona l’aerografo, il principiante litiga subito con i colori, e si trova frustrato a non raccogliere i frutti delle proprie esercitazioni. Perché, io lo ripeto all’infinito ai miei corsi, quando hai in mano l’aerografo, non è come avere in mano un pennarello o una matita. E non esistono ricette miracolose: quello che serve è tanto buon esercizio e determinazione.
Se anche tu che stai leggendo questo articolo pensi di aggirare questo ostacolo, mi spiace deluderti, ma qui non sarai incoraggiato a farlo. Tutt’altro.
Vediamo di capire bene perché. In commercio esistono diversi tipi di colori pigmentati, che sono il risultato di una miscela tra pigmenti (macinature di ossidi metallici e sostanze inorganiche), resine (quelle acriliche, ad esempio) e il solvente, che nel caso degli acrilici all’acqua (lo dice la parola stessa) è l’acqua.

Le principali marche di colori acrilici in commercio (Createx, Hansa, Schmincke, Pebeo, Valleyo, Liquitex, ecc.) utilizzano resine diverse tra loro, pigmenti e diverse percentuali di acqua, che ha il solo scopo di rendere fluido il colore in modo da renderlo nebulizzabile e polverizzabile dall’aerografo, ma deve evaporare lasciando sul supporto soltanto resina e pigmento.

Ogni marca presenta diverse linee di colori: ci sono quelli pre-diluiti, ovvero quelli che hanno già al loro interno una percentuale di acqua dosata per poter utilizzare subito il colore, senza alcuna diluizione, pronti all’uso. Come questi sono gli Schmincke, e anche gli Hansa, ad esempio. Li puoi mettere direttamente nell’aerografo (con ugelli dallo 0,2 in su) e usarli senza alcuna difficoltà.
Poi ci sono marche che producono colori un po’ più densi, con una maggiore percentuale di pigmento e una minore concentrazione di acqua. I Createx sono di questo tipo: con ugelli sotto lo 0,4 vanno diluiti un poco per consentire al colore di uscire ed essere nebulizzato in modo soddisfacente.
Poi ci sono i colori in pasta, quelli che hanno una consistenza come il dentifricio, e ovviamente hanno la necessità di essere diluiti con attenzione senza creare grumi. E’ praticamente impossibile pensare di usarli puri con l’aerografo. I Liquitex in tubetto appartengono a questa categoria. Meglio filtrarli con una calza fine per evitare intasamenti, dopo averli diluiti su un piattino con un pennello.
Poi ci sono colori acrilici “TRASPARENTI” (ma sempre con pigmento). L’Hansa ha una linea con queste caratteristiche. Significa che hanno una minore percentuale di pigmento e una maggiore concentrazione di acqua, cosa che li rende più luminosi e trasparenti. La stessa Hansa produce una linea invece “COPRENTE” (comunque pronta all’uso) dove i colori hanno una maggiore concentrazione di pigmento e risultano più immediati nella copertura. Intervenendo con una leggera diluizione su questi colori, si possono rendere meno coprenti e più simili alla linea dei trasparenti. Mentre i trasparenti, per ottenere un effetto coprente, devono essere usati sovrapponendo un numero maggiore di passaggi.

La diluizione, quando diventa necessaria, o solo utile a rendere il colore più fluido, la puoi fare con acqua (per gli acrilici ad acqua ovviamente), ma senza superare percentuali oltre il 20%-30%. Se vai oltre, rischi di “slegare” il colore, di perdere il grip di adesione perché se l’acqua supera troppo la percentuale prevista dalla formulazione della fabbrica, il colore perde in adesività. In questi casi allora, se hai bisogno di diluire molto, devi usare un REDUCER, ovvero una specie di resina trasparente che rende il colore più fluido, più trasparente, ma senza perdere la capacità di aggrappare alla superficie.
Chi pensa che la diluizione di un colore abbia una formula precisa, denota di non aver capito bene cosa è l’aerografo e quali sono le variabili che lo condizionano. Per non parlare della folkloristica definizione di diluizione ottimale, paragonando il colore diluito al latte! Niente di più divertente e – come indicazione – assolutamente inutile!
Perché prima di diluire il colore, infatti devi chiederti: a) che tipo di colori sto usando? b) qual è il diametro dell’ugello del mio aerografo?
Perché può succedere che, pur diluendo il colore, tu non sia in ogni caso in grado di aerografare, in quanto il pigmento non passa, intasando il tuo aerografo (perché hai un ugello piccolissimo oppure il pigmento non è macinato per aerografia). E a volte, lo scoprirai, tra le marche di colori già pronti ci sono quelle che non hanno bisogno di diluizione, altre invece più viscose, che la richiedono. Solo la sperimentazione personale ti può insegnare ciò che nessuna formula può darti con precisione.





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