Maestri dell'aerografo: Man Ray
- Mario Romani

- 19 gen
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 19 gen
Oggi ti parlo di un artista che in pochi conoscono, e meno che meno come aerografista. A cui dobbiamo la prima mostra di opere ad aerografo della storia (foto ritoccate, disegni astratti e altre cose) nonché il primo vero e proprio tentativo di eleggere l’aerografo a strumento artistico: Man Ray, al secolo Emmanuel Radnitzky.
Man Ray è nato a Filadelfia nel 1890 da una famiglia di religione ebraica da poco immigrata dall’Europa orientale. È stato al contempo pittore, fotografo surrealista, regista, fabbricante di oggetti e grafico nonché importante esponente del Dadaismo.

Man Ray è davvero uno di quei personaggi in cui non puoi distinguere la vita dall’arte, la ricerca artistica dall’invenzione visiva. Già nel 1918 egli fu autore di alcune delle opere più celebri del XX secolo come “Le violon d’Ingres”, una immagine che avrai sicuramente visto, un nudo femminile con due intagli di violino all’altezza delle reni e “Cadeau”, un ferro da stiro con la piastra percorsa da una fila di chiodi. La sua creatività si espresse anche nei film sperimentali girati negli anni Venti: “Retour à la raison”, “Emak Bakia”, “Les Mystères du Chateau du dé”, “Etoile de mer”, oggi unanimemente considerati fra i capolavori della cinematografia surrealista.

Nel corso di pochi anni Man Ray bruciò le tappe, sperimentando diverse tecniche – dalla pittura all’aerografia, dal collage al cliché verre – e diversi stili, approdando in breve dal cubismo al dadaismo. Questa sua grande vitalità creativa lo portò a lavorare con l’aerografo su carta fotografica e nel 1920 a fondare la Société Anonyme, una società da cui gestiva mostre, pubblicazioni, installazioni, film, conferenze, tra le altre attività d'avanguardia.
Fu proprio nel 1920 che Man Ray organizzò a New York la sua prima mostra di aerografie e foto ritoccate ad aerografo, un’assoluta novità, di pura avanguardia artistica, su cui in cui impiegava gouache e tecniche di spruzzo/airbrush su supporto di carta o cartone. Qui propose pure le sue “rayografie” che erano immagini realizzate senza macchina fotografica, disponendo oggetti sulla carta fotosensibile e poi esponendola alla luce. Il risultato era astratto, formale e visivamente sorprendente, un ponte tra pittura, fotografia e collage visivo.

Purtroppo quella era una New York piuttosto sonnolenta e refrattaria al nuovo, e forse il momento non era quello più adatto, ma la mostra fu un fiasco tremendo. La critica lo massacrò dando probabilmente il la al suo trasferimento a Parigi nel 1921, la città in cui avrebbe sviluppato gran parte della sua carriera. Probabilmente per l’aerografo non era arrivato il momento giusto.

Si trattava di uno strumento troppo poco conosciuto e così inusuale che il filone artistico conservatore ne bocciò in pieno quel lancio in grande stile. Per Man Ray la carriera continuò comunque tra Parigi e New York, tra fotografia, pittura, collaborazioni con le riviste Vogue e Harper’s Bazar, oltre a realizzare con la fotocamera ritratti immortali di colleghi artisti, come Picasso, Braque, Henri Matisse e Max Ernst.

E’ dunque Man Ray colui che per primo in tempi “moderni” provò a “far parlare” dell’aerografo come uno strumento artistico, vero precursore di ciò che poi è successo nel tempo. E’ a lui - che ci ha lasciato nel 1976 - che dobbiamo dire grazie per questa sua intuizione visionaria che il tempo ha poi confermato essere vera.
Te ne parlo perché proprio in questo periodo – e fino al 1 Febbraio 2026 - si svolge al Metropolitan di New York la prima grande retrospettiva negli Stati Uniti che esplora la “reinvenzione radicale” di Man Ray attraverso la sua sperimentazione artistica, tra rayographs e aerografie, e anche altre opere collegate a diverse tecniche sperimentali.
Che non sarebbe una cattiva idea andare a vedere di persona, ferie permettendo! Mostra attuale a New York (2025-2026)
Man Ray: When Objects Dream
📍 The Metropolitan Museum of Art – New York
🗓️ 14 settembre 2025 – 1 febbraio 2026



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